Marco Righetti
2011
Addentrandosi nelle varie facce dell’
Anima in scatola, parallelepipedo multiplo di un’esplorazione non ancora terminata, in movimento, si ha la conferma che l’arte suscita un’uscita da sé, una spoliazione, un punto zero nella capacità di percezione del lettore. Tutto quello che accade dopo è guadagno, poiché chi osserva l’opera inizia a rivestirsi della
weltanschauung dell’autore. Quelli di Maddalena Rossetti sono corpi esposti alla lastra di un altro scatto, alla luce fosforescente della sua mano. E il tempo, in queste masse raggomitolate o urlanti colori o parole in sovrimpressione, fa uscire in chiaro il contenuto che stava dentro, urgente, involuto, e diventa superficie massima di un profondo. In analogia al ‘Giacomo di cristallo’ di rodariana memoria, quella della Rossetti è paradossalmente la pittura di una trasparenza anche se tutta da afferrare nell’istante in cui si concede. La pittura rende visivamente palpabile ciò che era solo opaco o tout court ignoto. Ciò non toglie che il segreto resti affidato al suo mistero e ci affascini.