Cristina Guerra
"Dalla rete alla tela" Spazio Tadini, Milano
2007
Quelli di Maddalena Rossetti sono frammenti di vita, annotazioni di un passato che rivive in nuovi segni e linguaggi.
Il particolare diventa protagonista dell’opera e s’ingigantisce, le linee algebriche s’intersecano in equazioni pittoriche e formule cromatiche, appunti di studio si trasformano in sinuose siluette, macchiando e sfuocando il ricordo sottostante.
Due vissuti corporei, quello mentale e quello tattile, convivono sullo stesso piano ammiccando l’uno all’altro, confondendosi tra passato e presente. Sono le coordinate della memoria che immancabilmente passano per il nostro corpo e che ci indicano il senso del vivere quotidiano; quando la ragione falla entrano in gioco i sentimenti e le emozioni di un corpo negato o riconosciuto, infelice o gaudente.
Ultimo brandello di verità, la carne ci riconduce alla realtà, all’essere primigenio, alla natura umana.
Ecco allora che il pezzetto di carta ritrovato viene messo sotto la lente d’ingrandimento e diventa immagine corporea, ricongiungendo la catena spezzata dell’esistenza. Ne emerge così una plasticità carica di conflitti, linee tese e aguzze si articolano a curve morbide e pastose, in un contrappunto emotivo che chiunque, titolo della serie di opere, può riconosce e identificare come proprio.
È proprio questa qualità metamorfica delle opere della Rossetti che le rende familiari e di facile lettura. Come nel pirandelliano “Uno, nessuno, centomila” la chiave di volta per scoprire sé stessi è cambiare. Il foglietto di carta buttato nel cestino diventa opera d’arte e offre una chance a chiunque per ricreare la propria vita.
2007
“Mi piace pensarmi come una calamita umana, posta quotidianamente al centro di un inarrestabile carosello d’immagini”, con queste parole Maddalena Rossetti definisce il suo essere artista, al centro di un mondo sempre più condizionato dal rapporto claustrofobico immagine-desiderio-oggetto che smaterializza forme e significanti, degradandoli a mero significato.
Ma in questo vorticoso turbinio l’artista riesce ugualmente a catturare singoli frammenti, ricordi senza più ricordo, che aspettano solo di appartenere ad una nuova storia, di essere scrutati e, perché no, ammirati sulla superficie pittorica che ridona loro dignità di oggetto, di significante, di cellula comunicativa.
Dopo il consumo frenetico e il caotico usa e getta, semplici ritagli di carta trovano valori assoluti su colori cangianti stesi con pennellate sicure, macchie di colore che in armonia, si contrappuntano, ricoprono, sottolineano e colano su lettere, simboli, segni. “Filosofia dell’aria” è il nome che Maddalena Rossetti da’ a questo progetto poetico, il quale, da qualche anno, è diventato anche un sito internet www.filosofiadellaria.it.
L’apparente leggerezza del gesto di recupero viene controbilanciato da una forte e febbrile ricerca di verità e valori assoluti. Così come l’aria, elemento effimero e vitale al tempo stesso, anche queste opere si nutrono di frivolo e trascendentale riflettendo quella che da sempre è stata la ricerca dell’uomo di valori assoluti e di grandi verità nei confronti dell’estrema volatilità e caducità del vissuto umano.