Home Filosofiadellaria.it



appuntamenti



biografia



recensioni



esposizioni



cataloghi



contatti



credits



links


Ultime recensioni

Quello che segue è un elenco di autori che hanno scritto del lavoro di Maddalena Rossetti.
Cliccando sopra ciascun nome potrai leggere le recensioni qui a fianco.

Giornalista e critica d'arte
Critico d'arte
Artista e curatore di eventi artistici
Associazione culturale
Critica d'arte
Curatore di Palazzo Datini

Stampa
Cristina Guerra
"L'anima in scatola" Galleria Blanchaert, Milano
2009

L’essere umano non può prescindere dai sensi, dalla memoria, dal battito cardiaco che scandisce la sua esistenza. Tutto ciò che non può essere cambiato, ma solo parzialmente modificato, genera una sensazione di oscurità, di costrizione, come se ogni individuo fosse oscuramente costretto a vivere in una scatola.

Questa metafora è utilizzata da Maddalena Rossetti per far emergere il senso di oppressione e di consapevole rassegnazione che spesso caratterizza la vita umana, sempre in bilico tra aspirazione e rinuncia, tra sogno e realtà. La scatola è vista come limite perimetrale dell’esistenza, come parete invalicabile per il corpo umano, che non si esprime appieno, privato del suo innato slancio vitale. La scatola è anche delimitazione culturale, che fa agire l’individuo in uno spazio circoscritto e familiare, che lo aiuta a trovare un senso razionale per tutte le cose, che lo instrada verso la formazione di abitudini e rituali dei quali, pian piano, non riuscirà più a fare a meno.

Spazio. Questa scatola non è così angusta come potrebbe sembrare di primo acchito. Le possibilità di movimento sono innumerevoli. Ma più che un vagare inconsistente, in questo spazio che cambia continuamente orizzonti e confini, l’uomo ha il sospetto che una rotaia lo conduca per le curve paraboliche, le salite e le discese di una montagna russa che lo riporta sempre al punto di partenza.

Tempo. L’uomo percepisce il trascorrere del tempo solo grazie allo spazio ed ai movimenti che avvengono all’interno di esso.

Lentezza. Apparentemente è il contrario di velocità. In fondo è solo un altro modo di essere veloci. L’uomo ha una sua particolare lentezza dettata dalla velocità del suo battito cardiaco e dei suoi mutamenti nell’arco della vita. La sua velocità nel processare idee ed emozioni, contrapponendosi alla lentezza del suo ritmo biologico, lo fa entrare in conflitto.

Abitudine. L’elemento che influisce maggiormente sulla vita dell’uomo è l’abitudine. Un insieme di valori, di parametri culturali assorbiti durante la crescita, di gesti ripetitivi e familiari che rendono tollerabile l’esistenza. Tutto ciò che non rientra nell’abitudine è percepito dall’uomo come potenziale nemico o pericolo.

Perché queste considerazioni? Il lavoro di Maddalena Rossetti risveglia sempre qualche enigma antropologico segretamente sopito nella mente umana. Nei corpi accovacciati e inermi, nei volti stralunati e sorpresi, nelle figure tristi e rassegnate delle sue opere è presente la vita di ogni individuo. L’eterno quesito dell’esistenza. Con amara ironia passato e presente si miscelano tra loro per formare un futuro incerto e altalenante.

Il nodo da sciogliere è quello temporale. Se l’essere umano avesse la capacità di capire il tempo tutto si risolverebbe. Ma questo deficit primario della mente esaspera sentimenti che di per sé non sarebbero né buoni né cattivi. La scatola in cui l’artista racchiude simbolicamente le anime dei suoi personaggi è costituita dai limiti cognitivi e funzionali che ogni individuo sperimenta su se stesso. L’uomo soffre perché ha in “dotazione” un corpo lento, che non segue la velocità delle sue idee in una successione di causa/effetto. Soffre perché vive tra smania e frustrazione, compresso emotivamente tra ritmi sempre più frenetici ed esigenze inderogabili.

Maddalena Rossetti cerca una riconciliazione con il tempo, rubando al passato frammenti di carta, piccole cellule di vita vissuta che rielabora attraverso la pittura. Partendo da questo nuovo presente, crea una successiva tappa temporale fotografando il frammento, infine, sulla stampa ingrandita, applica un ultimo intervento pittorico. Queste diverse fasi di elaborazione dell’opera sono frutto di un processo di soggettivazione che l’artista compie nei confronti del foglio ritrovato. In questo modo, riappropriandosi del passato, non solo suo ma anche di altre persone, riafferma con una forte spinta individuale il sé, quella minuscola particella sociale dalla quale s’irradia la forza generatrice di un intero sistema. Con questa sua visione ontologica, l’artista scopre che forse il tempo è solo un’occasione data all’uomo per realizzare a pieno se stesso, per poi donarlo agli altri.