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Ultime recensioni

Quello che segue è un elenco di autori che hanno scritto del lavoro di Maddalena Rossetti.
Cliccando sopra ciascun nome potrai leggere le recensioni qui a fianco.

Giornalista e critica d'arte
Critico d'arte
Artista e curatore di eventi artistici
Associazione culturale
Critica d'arte
Curatore di Palazzo Datini

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Giovanni Cerri
Dal testo della mostra personale “Di quotidiane storie” Milano 2007

Potrebbe sembrare fuori luogo e altisonante iniziare un commento sul lavoro di Maddalena Rossetti con una citazione dal Diario di Eugène Delacroix, pittore sontuoso e titanico, romantico ed eroico, erudito e rinnovatore. Pittore di grandi rappresentazioni, come lo furono anche David, Gros, Ingres e Gericault, per citare altri artisti che ebbero con il proprio tempo un rapporto intenso e quasi “mitologico” nel raccontare la grande storia, soprattutto francese, che avveniva intorno a loro. Delacroix è artista colto e ispirato dalla grande letteratura; Shakespeare, Byron e Dante, oppure appassionato interprete di motivi orientali ed esotici. Rientra a far parte dei narratori che amano la grande opera, il “romanzo”, la coralità della monumentale composizione. Questa premessa ci aiuta a capire quale sia l’altro versante espressivo di cui andiamo a riferire. Il mondo della Rossetti, infatti, è – per citare un esempio ancor più chiarificatore – opposto al mondo rappresentato da Delacroix in un quadro, famoso ed emblematico, come La Libertà che guida il popolo (1830).

La celebrazione dell’episodio storico che attraverso il grande dipinto diventa un “manifesto”, una vera e propria bandiera politica e sociale, rappresenta esattamente il contraltare all’altro tipo di comunicazione – quello che appartiene a Maddalena, appunto – che si fonda invece sulle piccole cose, sulla quotidianità, sul vissuto fatto di scontrini, appunti, scarabocchi nervosi fatti mentre telefona, elenchi di commissioni giornaliere che si ripetono, brandelli di poesie o frasi appena enunciate, disegni abbozzati per fissare un’idea che fugge. Anche quello di Maddalena è un diario insomma, che ci rimanda alla frase incipit di Delacroix, il grande e potente artista aveva anch’egli una forte necessità di esprimersi, di confidarsi e parlarsi sui “piccoli fogli” del suo Diario.

Non la grande tela e l’opera “da museo”, non l’impegno dichiarato a voler cambiare il mondo attraverso l’arte usata come “arma” ideologica o monito sociale, e nemmeno l’allusione al mito o alla Bibbia per sapientemente evocare e alludere al presente con colte simbologie, dotte citazioni o argute metafore letterarie. Bensì, qui l’attenzione viene posta sul significato del micro-cosmo nostro, privato, intimo. Ci può cambiare la vita una frase detta, una poesia o un oggetto ? Sì, nel riservato vissuto che ci appartiene, ciò è possibile; un fatto che accade ci può cambiare, può deviare il corso della nostra vita, in negativo o in positivo. Maddalena accoglie e raccoglie questi frammenti di vita propria e altrui, laddove coglie uno spunto di riflessione, di memoria o di semplice gratitudine. Il suo è un percorso di incontri, di casualità che avvengono e a cui bisogna pur dare un senso, di appartate domande alle quali verrà, un giorno, data una risposta. Gli stessi titoli dati ai cicli di questi lavori, come “Chiunque” o “Pensieri appesi”, ci indicano che l’attenzione, o forse anche il sentimento di Maddalena, non si rivolge alla persona che ha lasciato con disinteresse quel suo segno, ma proprio a ciò che è espresso e a niente altro. Quello dell’artista è semmai un atto che salva dall’oblio quella frase, quel messaggio o ciò che ne resta.

E questo lavoro fondato sulla semplice quotidianità non è poi “limitato” e circoscritto alla sfera personale, non è puramente domestico ma si confronta e si alimenta con riferimenti alla pittura di artisti come Rauschenberg o Basquiat, che hanno fatto diventare la scritta, l’assemblaggio, il riciclaggio oggettuale un segno distintivo della loro opera. Di natura schiva e introversa Maddalena non è in questo isolata, ma anzi attenta agli sviluppi e alle diverse esperienze dei linguaggi artistici contemporanei. Ma in questo suo guardarsi attorno, nell’informarsi delle tante possibilità di ricerca oggi esperite, la Rossetti rimane fedele alla pratica della pittura, con vari inserimenti ed esperimenti di taglio grafico.

I suoi lavori si presentano talvolta come piccole carte strappate o ritagliate, enunciati fatti di un solo segno o di fitte e intricate scritte da decifrare e interpretare. Oppure, in altre composizioni più elaborate, la Rossetti accosta, assembla, cerca assonanze e sintonie di segno, disegno e grafia, colore e parola, cercando un’armonia tra detto e non detto, sottinteso e ironica sollecitazione a trovare altri significati. Un lavoro che vive la dualità di essere concreto e realista nella proposta di qualcosa di scritto che è stato preso e messo lì sulla carta, e che al contempo però – attraverso questo aspetto intimistico, scarno e disadorno, in favore di un’autenticità delle cose – si pone come faticosa meta l’ approfondimento della dimensione spirituale.

Giovanni Cerri
Dal testo introduttivo per la mostra “Di segni in forme” San Donato Milanese

[…] Anche Maddalena Rossetti si orienta verso una sperimentale commistione di pittura e grafia. La sua ricerca, dopo un avvio di provenienza informale, si direziona ora verso l’interazione tra pittura e testo, in bilico tra minimalismo astratto ed evocazione di contenuti attraverso frammenti letterari o allusioni alla cronaca, dove la parola stampata cerca di conquistarsi uno spazio comunicativo all’interno del linguaggio pittorico. […]