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MOVIMENTO
Con questa parola mi piace definire i miei lavori.
Nonostante l’immobilità delle figure che stanno come sospese, colte di sorpresa e fermate da quello scatto fotografico che le rende, forse, un po’ distanti, ma affascinanti e tenere per quella loro indifesa posizione di “senza via d’uscita”; nonostante quella patina lucida che esaspera l’effetto stampato e accentua il senso di separazione che ci veste come una seconda pelle, malgrado tutto ciò, è del tempo quello di cui queste figure raccontano.
E il tempo è movimento.
Come un rewind, l’immagine rimbalza all’indietro e torna ad essere un semplice foglio scritto o scarabocchiato da qualcuno chissà quando: una sottile e cartacea possibilità di mettere in gioco qualcosa appartenuto ad altri... segni, parole sogni, colori... esistenze.
Giocare mescolando se stessi con la voglia di tenere stretto quel frammento di vissuto: filo di palloncino tra le dita...
E poi immaginare, immaginarci, così, come siamo, come eravamo, come non abbiamo mai saputo di essere...
Disegnati o dipinti In un corpo "umanoanimale"... a volte astratti. sensuali e figurativi nei contorni. Mai uguali!
Non hanno nome, questi esseri, che soffrono per questa loro indecifrabile identità e si agitano freneticamente nel loro “perimetro“ di vita, spesso senza che mai qualcuno se ne accorga.
Nella propria scatola mentale e fisica fanno il loro nido, si modellano, plasmano le loro idee e partecipano come possono al grande show, lasciando che sia lo scorrere del tempo, a sciogliere quanto in loro è superfluo e inutile: nel lento invecchiare e scomparire, il corpo ha il suo movimento più irrevocabile.
In ultimo il pensiero: l’opera si concede solo come immagine di sé stessa, come visione personale di una realtà che assoluta non è: un flash che cattura quell’energia che tutto avvolge e che rivela ciò che vediamo e crediamo, un po’ nella luce d’inaspettate illusioni ottimistiche, qualche volta nell’oscurità dell’autodistruzione, sempre e comunque proiettati in molteplici direzioni a ricercare risposte e a divenire noi stessi oggetto di nuovi quesiti.
Anche il pensiero scorre, ha un suo moto che riecheggia in ciò che creiamo: nell’opera si enuncia, stimola nuove riflessioni e aspetta silenzioso di ripetersi all’infinito: l’infinito è un tempo che non ci è dato di conoscere, quel che però sappiamo è che in esso tutto trova il suo giusto movimento.
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